Oltre il muro: la nostra giornata nel laboratorio della vita
Il 18 febbraio 2026, noi studenti della classe II F, accompagnati dalla professoressa Caruana, abbiamo varcato la soglia della Comunità “Terra Promessa“ di Villa Ascione, sita a Caltanissetta. È stata un’esperienza che ci ha insegnato come la vera libertà passi attraverso la responsabilità e il rispetto di se stessi.
Più che un centro di accoglienza, abbiamo scoperto un vero laboratorio di rinascita dedicato al recupero dalle dipendenze. In questo ambiente il cambiamento non è un concetto astratto, ma un percorso quotidiano fatto di trasparenza e impegno costante. A guidarci in questo viaggio sono stati tre ospiti della struttura — Giuseppe, Paolo e Sergio — che ci hanno aperto le porte di un mondo regolato da norme precise e valori profondi.
La stanza “Punto” e il valore di esistere
Il cuore pulsante dell’organizzazione è la stanza chiamata “Punto”. Qui, tre operatori monitorano una tavola che registra ogni spostamento degli ospiti. Oltre alla funzione logistica, questo strumento ha un altissimo valore simbolico: rappresenta l’affermazione “io esisto”. La tavola invita ciascuno all’onestà verso se stessi e verso il gruppo. Chi intraprende questo percorso parte dall’ultima posizione e, attraverso i progressi compiuti, può scalare la gerarchia, rendendo visibile a tutti — ma soprattutto a se stesso — la propria crescita.
Regole come strumenti di libertà
In questo contesto, le norme quotidiane non sono imposizioni, ma strumenti educativi. Un esempio? L’obbligo di farsi la barba ogni mattina: un gesto semplice per riappropriarsi della cura di sé. Anche il rapporto con la tecnologia è rigoroso: niente cellulari per favorire la concentrazione sul recupero, e televisione concessa solo la sera per il telegiornale. Quest’ultimo momento non è solo informazione, ma un’occasione di confronto in cui i ragazzi si riuniscono per scambiare riflessioni profonde su ciò che accade nel mondo.
La condivisione: dalla tavola al lavoro nell’orto
La socialità trova il suo culmine nella sala da pranzo. Si mangia tutti insieme, senza posti assegnati, per favorire la conoscenza reciproca. È qui che si svolge il “momento dei pensieri”, uno spazio di libertà dove ognuno può dare voce alle proprie emozioni. La disciplina regna anche nella gestione degli spazi: a capotavola siede la persona più esperta, a cui si chiede il permesso prima di alzarsi. Ma la comunità vive grazie al lavoro di tutti: gli ospiti cucinano, puliscono e gestiscono l’orto e gli animali (galline, oche e pavoni). Un dettaglio che ci ha colpito? I prodotti, come le uova, non vengono venduti ma donati a chi è in difficoltà, trasformando il riscatto personale in un beneficio per la collettività.
Cambiare per restare liberi
La nostra visita si è conclusa con un’attività di gruppo guidata dai nostri accompagnatori. L’obiettivo era ambizioso: imparare a seguire valori positivi senza farsi condizionare dal giudizio altrui o dalla paura. Siamo usciti dalla “Terra Promessa” con una consapevolezza diversa. Se inizialmente potevamo immaginarla come una struttura chiusa, abbiamo scoperto un luogo di
estrema apertura mentale. Un posto dove, ogni giorno, si compie il miracolo faticoso della trasformazione: il passaggio da un passato difficile alla costruzione di un futuro migliore.
Francesco Nicosia, classe II F

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