Il Saluto del Dirigente Scolastico per l’inizio del nuovo anno scolatico

Il Volta riparte da Niccolò Fabi e Kavafis: un invito a vivere la scuola "giorno dopo giorno", rifiutando la fretta e la perfezione per costruire se stessi.

 “ non affrettare il viaggio”.

“Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
È potere rinunciare alla perfezione “
Ad apertura del nuovo anno scolastico 2026-2027 vorrei ripartire dal saluto finale dello scorso
anno, nel quale invitavo a riflettere sul testo della canzone di Niccolò Fabi, che qui si ripropone ,
con l’impegno, allora, a riprenderlo, oggi, come sta avvenendo nelle classi del primo anno per le
attività di accoglienza.
Per ciascuna persona, indipendentemente dalla condizione anagrafica, giovane o vecchio, è
alimento vitale darsi un progetto, porsi degli obiettivi, guardare avanti, verso il futuro e credere che
ciò sarà possibile: la dimensione dell’orizzonte, fin dove riusciamo a scorgerla , è imprescindibile e
ciò ancor di più lo è per un giovane nella fase , quella che corrisponde alla scuola superiore, nella
quale sta cercando faticosamente ed anche contradditoriamente, di delineare il suo progetto di vita,
acquisendo sempre maggiore consapevolezza dei suoi interessi , delle sue capacità, dei suoi
obiettivi, nel confronto , nello stesso tempo polemico e costruttivo, con gli adulti, primi fra tutti
genitori e docenti.
Trattandosi però di un disegno “ mobile”, che a mano a mano si va abbozzando e sbozzando e che
può anche essere riscritto, profondamente modificato o addirittura cancellato, richiede, come canta
Fabi, che si operi “ giorno dopo giorno”.
“Giorno dopo giorno” : è l’espressione che vorrei porre come “ motto “ dell’opera educativa della
nostra scuola, del Volta.
I traguardi certamente contano e quindi ci si impegnerà affinchè gli studenti possano raggiungere i
migliori risultati (quello che viene chiamato il “ successo formativo”) , i docenti ricevano dalla
scuola e dalle famiglie il giusto riconoscimento per l’impegnativo lavoro che compiono, il
personale ATA si senta apprezzato e valorizzato per il contributo dato al funzionamento
complessivo dell’organizzazione , l’intera scuola mantenga e rafforzi il suo profilo ( corsi di
studio , classi, risorse economiche).
Ma il risultato è davvero meritorio, se è il frutto di una costante azione di costruzione “ ora dopo
ora” , in cui ciascun momento (la lezione , il compito scritto di Matematica, l’incontro con
l‘esperto, il confronto nelle assemblee di classe e d’istituto, la visita alla mostra di Storia , la
partecipazione al laboratorio di Scienze, la gara sportiva, l’esperienza del volo e tutte le molteplici
proposte offerte dalla scuola) è vissuto come tappa di un processo personale e comune di
formazione ed elaborazione della propria personalità e quindi della propria autonoma capacità di
giudizio, guidati ed accompagnati dagli adulti educatori.
Ed è per questo che nel lavoro preparatorio condotto coi docenti dell’istituto, prima che iniziassero
le lezioni, si è particolarmente sottolineata la necessità di far sì che gli studenti, nel corso del
quinquennio , per un verso, sviluppino competenze relazionali, che li rendano capaci di operare con
spirito di solidarietà in un tempo segnato purtroppo da stili di vita individualisti e ipercompetitivi e,
per altro, acquisiscano un metodo di studio che li ponga nelle condizioni di confrontarsi con
intelligenza critica con testi , esperienze , problematiche e storie , che provengono dal passato o che
si manifestano nel presente.
S’intende che i due versi, relazioni ed apprendimenti, fanno parte della stessa “ moneta” educativa,
specie in un momento nel quale l’uso dell’intelligenza artificiale potrebbe renderci fruitori passivi
delle informazioni/elaborazioni, fornite dalle macchine.
Cercare di divenire sé stessi e “ sociali” : un compito enorme , urgente e di lunga durata, che
richiede pazienza , ascolto, fatica ed accettazione anche del fallimento, rinunziando alla perfezione,
come ben scrive Fabi.
Ne saremo capaci? Vorrà, ciascuno di noi, farsi carico di questa elevata responsabilità per l’ambito
che gli compete ? Lo condividiamo ? Ogni giorno ci chiede di interrogarci su questo compito e
soprattutto di tenerlo ben vivo dentro di noi e costruirlo con gli altri , autori ed attori insieme del
nostro viaggio di formazione.
Chiudo con i versi di Kavafis sul valore unico ed irrinunciabile del viaggio, di cui Ulisse( soggetto
permanente del processo) con la sua Itaca ( meta reale ed immaginaria del processo) è stato e
rimane il prototipo.
“Nella mente, dovrai sempre avere Itaca.
È lei la meta tua, è là che devi giungere.
Ma non affrettare il viaggio.
Meglio che duri molti anni;
e che tu arrivi all’isola ormai vecchio,
ricco di tutto quel che hai guadagnato in viaggio,
senza aspettarti che le ricchezze te le dia Itaca.”