Tra le mete dei viaggi d’ istruzione per le classi seconde dell’anno scolastico 2025/2026 vi sono state l’Etna, il vulcano attivo continentale più alto d’Europa, e il Monastero dei Benedettini a Catania, l’odierna sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, visitate il 28 aprile 2026 dalle classi II A, II B e II F, accompagnate dalle prof.sse Maria Giacchetto, Fabiana Berizia ed Ernesta Musca.
Partite verso le 07:15 da Caltanissetta, le classi sono arrivate, come prima tappa, a Piano Vetore (1700 m di quota) dove le ha accolte la guida ambientale escursionistica Eliana Seminara, la quale ha spiegato che “a muntagna” (vi consigliamo di non chiamarla “vulcano” in presenza dei locali poiché non ha un paesaggio e un colorito lavico, ma è ricca di vegetazione e di fauna selvatica) ha un’altezza attualmente pari a 3400 m che varia nei mesi o negli anni, in certi casi anche di decine di metri in pochi giorni e che ad oggi il cratere sommitale più alto è Voragine (originatosi nel 1945), anche se, oltre ad esso sulla zona sommitale, sono presenti tre crateri perennemente attivi: il cratere di Sud-est(1971), il più recente; il cratere Bocca Nuova (1968) e il cratere Nord-est (1911), il più antico.
Le classi, capeggiate dalla guida, si sono incamminate lungo il Sentiero di Monte Nero (situato per l’appunto sopra il “Monte Nero degli Zappini”) dove hanno appreso che i nomi dei “piccoli monti” sono delle italianizzazioni del dialetto siciliano. Dei geologi fiorentini chiesero ai locali i nomi dei “piccoli monti”, ma non conoscendo il dialetto regionale hanno modificato i termini: è il caso di “munticittu”, in dialetto “piccolo monte”, il quale è diventato “monte Egitto”; in altri casi i nomi derivano dal colore del terreno o sono dedicati ai santi. Lungo il tragitto era presente una sorprendente quantità di neve (in aprile!) dal colore gialliccio, a causa della sabbia del deserto del Sahara portata dai cicloni africani, e si notavano le sfumature differenti de colore della lava: la guida ha spiegato che le parti più scure sono prodotto delle eruzioni più recenti; altresì, la lava “vecchia” ha avuto il tempo di essere ricoperta da specie pioniere, quali licheni e muschi. Sulla “muntagna” sono presenti dei bivacchi per gli escursionisti, dove è possibile pernottare tramite l’uso di sacchi a pelo; all’interno sono presenti un tavolo con le sedie e un camino nel quale, procuratasi antecedentemente la legna, si può accendere un fuoco; uno di questi è adiacente alla Grotta di Santa Barbara (patrona di Paternò), un tunnel di scorrimento, con inizio a pozzo.
Successivamente le classi, sempre in compagnia della guida, si sono recate presso la statua “Teseo screpolato” dello scultore polacco Igor Mitoraj, la quale è parte di una mostra itineraria e, come suggerisce il nome, rappresenta un volto screpolato, con gli occhi chiusi: ha l’Etna alle spalle e il mare davanti; a sinistra si nota l’assenza di una parte del volto e dietro è cavo, come una maschera lacerata dall’usura che viene sorretta da corde metalliche, ergo, variando il punto d’osservazione anche l’opera assume un nuovo aspetto. La guida ha invitato gli alunni ad esprimere le varie sensazioni che si possono provare di fronte alla visione di quest’opera: per alcuni questo volto lacerato può rappresentare la fragilità dell’uomo, altri considerando il suo collocamento possono provare una sensazione di forza e/o serenità, oppure si può avvertire un senso di rassegnazione trasmesso dagli occhi chiusi, o, (perché no?), alcuni possono vedere un uomo distrutto che si nasconde dietro una maschera e ne assume totalmente la personalità, dimenticando chi era prima,
assuefatto dal nuovo essere a tal punto da non poter più tornare indietro (una visione pirandelliana decisamente incisiva).
Verso mezzogiorno ci si è diretti verso Catania, dove, dopo un momento di “smarrimento” dentro la labirintica Villa Bellini, hanno avuto inizio le visite guidate al Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena.
Il monastero, patrimonio dell’Unesco, non è l’originale, ma il secondo costruito, poiché il primo subì l’ira dell’Etna nel 1669 e il terremoto nel 1693; il primigenio cinquecentesco (fondato dai monaci cassinesi nel 1558) era un quadrato molto più ristretto, circondato da mura di cinta; il nuovo edificio era di dimensioni dodici volte maggiori, due chiostri e congiungeva tre stili architettonici: il neoclassico, il neogotico e il neobarocco. Nel 1866 le leggi eversive dell’asse ecclesiastico decretarono la sospensione degli ordini religiosi in tutto il territorio italiano; ciò comportò l’esproprio del monastero da parte del Comune di Catania. Nel 1957 il comune cedette il luogo all’università e si condusse un lavoro di recupero per tornare alle decorazioni originali: le stanze dei monaci sono divenute gli uffici dei professori, ma dentro l’edificio sono presenti soltanto due aule e per questo l’architetto Giancarlo De Carlo realizzò il Ponte manica nel corridoio tra i chiostri, con postazioni di studio alle finestre.
Tra i luoghi più mirabili troviamo il Chiostro di Ponente, dove sorgeva il monastero del cinquecento, il quale, quando fu ricostruito l’edificio, dovette essere rialzato di 2,30 m a causa della lava etnica, la quale rialzò la base della città; questo luogo è anche detto Chiostro dei Marmi per la fontana centrale in marmo bianco, svanita per più di 500 anni per realizzare la palestra, poi ritrovata fortuitamente da un operaio e ricostruita grazie ai disegni dell’architetto Jakob Ignaz Hittorff, il quale visitò il monastero in occasione del Grand Tour, un lungo viaggio di formazione per i giovani aristocratici del XVIII secolo che aveva come destinazioni le città europee, specialmente italiane. Un altro luogo è la cantina, appartenente al monastero cinquecentesco ed utilizzato dai monaci come deposito ed enoteca, dove è possibile ammirare i resti di pavimenti a mosaici di due domus romane di epoca diversa; sempre nel seminterrato è situata la biblioteca universitaria e il Museo della Fabbrica dove si trova un enorme mortaio con cui preparavano le spezie e vasche dove si lavavano le stoviglie.
All’esterno, lungo il lato nord-ovest, è visibile il banco lavico e seguendo la lava oramai solidificata si raggiungono delle scale elicoidali, tramite cui si giunge al Giardino dei Novizi, destinato al loro svago; si prosegue il giro nell’anti refettorio, 18 volte più ampio del primo, un divisorio tra ambienti diurni e notturni nel cui soffitto era stata costruita la Specola, una cupola con telescopio, per gli studiosi scientifici dell’ ‘800, poi demolita nel 1981; da lì si accede all’Aula Santo Mazzarino o Refettorio Grande, attualmente usata come aula magna per lezioni e convegni, ma in passato destinata al pasto dei monaci, frequentemente provenienti da famiglie aristocratiche: essi conducevano un vita da principi, consumando pasti luculliani composti da numerose portate. Si passa poi alla cucina, la cui struttura centrale è costituita dal colossale forno, ai cui lati erano presenti dei fori nel pavimento per consentire ai cuochi di comunicare con le cantine. La visita si è conclusa con lo scalone monumentale di rappresentanza in stile neoclassico, fatto costruire dai monaci settecenteschi per eguagliare quelli presenti nei palazzi reali, perché chi entrava doveva rendersi conto che non si trovava in un semplice monastero, ma in un centro di potere.
Terminate le visite, alle classi è stato concesso un po’ di tempo libero per una passeggiata nel centro della città, in particolare nella piazza dell’ “Elefante”, simbolo di Catania, con la Cattedrale di Sant’Agata.
Il viaggio descritto è stata un’esperienza completa, con ammirazione di maestosi paesaggi naturali misti a un ripasso delle nozioni scientifiche e con la visita in un luogo che dovrebbe rappresentare la semplicità e la purezza e che però è stato infettato dai terribili virus della corruzione, del potere e del denaro. Questa piacevole giornata ha saputo coniugare momenti di svago tra insegnanti ed alunni e momenti culturali di grande rilievo e dimostra che si può apprendere molto anche attraverso attività formative che vanno al di là delle mura della scuola.
Ginevra Maria Biondo
Classe II A
A.S. 2025-26



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